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venerdì 25 gennaio 2019

25 Gennaio CC


Mi esprimo come portavoce in consiglio comunale del Movimento 5 Stelle e quindi rappresentante sul territorio per far presente la situazione di questa città, una città particolare che ha subìto il dissesto quindi molto appetibile per i beni in svendita, dove il malaffare può fare guadagni facili, al ribasso, dove è forte la pressione da parte di gruppi criminali col colletto bianco che cercano di insinuarsi nelle pieghe della società civile a tutti i livelli, col fine di portare a termine i loro affari, tanto più facile quando l'economia affronta un momento di crisi e ci sono imprenditori che non riescono ad avere credito dalle banche e spesso finiscono nelle mani di bande di usurai senza scrupoli. Abbiamo letto sui giornali le denunce di albergatori, l'allarme lanciato da chi conosce il settore in cui lavora e afferma che la Versilia è nel mirino della mafia, e molte attività diventano comode lavatrici dove ripulire denaro sporco. Abbiamo visto attività commerciali, anche storiche cadere in mano a uomi legatI alle cosche, bar, ristorante, negozi persino ubicatI nel salotto buono della città. Abbiamo visto una concessione del porto che per una DISATTENZIONE è stata affidata a personaggi vicini a clan mafiosi. Sappiamo ormai da tempo che la città è sotto attacco e la situazione, anche a livello regionale, sta peggiorando.Il secondo Rapporto 2018 sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione curato dalla Scuola Normale di Pisa su commissione della Regione Toscana ci dice che escludendo Sicilia, Campania e Calabria, secondo le statistiche ufficiali , negli ultimi tre anni, la Toscana è la prima regione in Italia per numero di arresti e denunce con l’aggravante del metodo mafioso confermando, testuali parole, "un contesto economico favorevole, oltre che vantaggioso, per gli investimenti criminali”. E si parla di una una mafia sfuggente, invisibile e meno localizzata che trova terreno fertile nel mondo della politica e dell’impresa arrivando a costituire dei “veri e propri comitati di affari” con i colletti bianchi. Proprio riguardo al collegamento Mafia e politica, la logica del “comitato d’affari” fa riferimento a un un modo nuovo di incunearsi nel sistema economico regionale: si parla INFATTI di “penetrazione economica dei clan nell’economia regionale”. Questi gruppi criminali tendono a realizzare le proprie attività economiche su più territori, concentrandosi in uno specifico settore criminale (o legale), e aspirando ad assumerne un controllo o una quota di mercato significativa”.

Il modus operandi è possibile solo grazie all’opportunità degli attori criminali “di sedersi attorno a tavoli diversi con esponenti del mondo dell’amministrazione, dell’imprenditoria, delle professioni, della finanza, per ‘fare affari’ e stringere accordi”. Nel contesto toscano le organizzazioni mafiose giocano quindi di sponda cercano e trovano interlocutori nella pubblica amministrazione e nel mondo dell’impresa con cui INSTAURANO rapporti ibridi e di contaminazioni della criminalità organizzata nella politica o nella società civile: la logica che prevale è quella del ‘comitato di affari’ che lega le mafie tradizionali ai gruppi affaristici, la commistione più difficile da perseguire penalmente”.

Il 25 gennaio 2017, a seguito di interrogazione parlamentare del senatore del Movimento 5 Stelle Mario Giarrusso, nella quale si paventava possibili infiltrazioni mafiose nel porto di Viareggio, l’Autorità portuale regionale ha revocato la concessione alla Mgl Yachting Service srl. Dagli accertamenti eseguiti dai carabinieri, è emerso che le titolari della predetta società erano collegate per legami di parentela al clan catanese dei Cursoti. Per questo motivo, la prefettura di Lucca ha emesso un'interdittiva antimafia nei confronti della Mgl Yachting Service srl. E QUI pongo il problema dei controlli un problema annoso dello Stato in tutte le sue declinazioni, anche rispetto alle ditte appaltatrici delle pubbliche amministrazioni ..E di rimando ecco l'importanza della Trasparenza negli atti della p.a. che purtroppo spesso viene a mancare e finisce per favorire consciamente o inconsciamente certe dinamiche.

Il focus sulla mafia in Toscana pone tra l'altro particolarmente a rischio il territorio di Viareggio, e Torre del Lago che con Altopascio è all'interno della Regione Toscana, oggetto di un'infiltrazione consistente della malavita organizzata ponendo il problema di un graduale inquinamento del tessuto sociale con conseguente diffusione della cultura mafiosa. Là dove più massiccia è stata la colonizzazione del territorio da parte di soggetti “mafiosi”- si legge sempre nel report- anche il tessuto sociale ne è risultato fortemente compromesso, fino a porre il rischio particolarmente consistente di contaminare le pubbliche amministrazioni che ne costituiscono, inevitabilmente, l’espressione sul piano istituzionale. L'accettazione delle regole mafiose INFATTI resta inesorabilmente relegata all'interno di contesti dove sono prevalenti i legami parentali o la comune provenienza geografica. Che dire quindi di una FRAZIONE resa confino, abbandonata negli anni a se stessa come certi quartieri periferici della città? Le responsabilità delle amministrazioni che si sono succedute vanno ormai a ritroso negli anni per tornare davanti agli occhi di chi amministra oggi .

Già nella relazione 2016 della Direzione nazionale antimafia si afferma chiaramente che c'è omertà e che la politica non fa abbastanza per denunciare e contrastare il fenomeno. Nero su bianco si legge di 'penetrazione e condizionamento di ambienti politico-amministrativi' in Toscana. E si mostrano riscontri investigativi sul fatto che sussiste una connessione tra mafia e politica in Toscana, un dato , scrivono sempre gli estensori del focus- che pare sia sfuggito ai più . Era la prima volta che la magistratura antimafia metteva in rilievo questo aspetto. Una novità assoluta DI cui nessuno ha colto l'importanza - che dimostra e conferma il salto di qualità del crimine organizzato.

Non si è saputo o voluto comprendere che prendere consapevolezza del problema e agire con prevenzione sono gli unici deterrenti per combattere l'attecchimento del cancro della mafia.

Lancio qui la proposta di istituire un osservatorio A Livello comunale. per per lo studio e la promozione di attività finalizzate al contrasto di fenomeni di illegalità con particolare riferimento alle infiltrazioni mafiose nel territorio e a eventi corruttivi, con l’aiuto di studiosi del fenomeno, proprio sulla scia delle emergenze del nostro territorio emerse sia dal focus dell'associazione Caponnetto che dalla relazione scientifica elaborata dalla Scuola Normale di Pisa che vedono appunto il nostro territorio nell'occhio del ciclone: un Organismo con funzioni consultive e propositive, di studio, ricerca, documentazione, monitoraggio, collaborazione, stimolo e supporto per le attività comunali e le forze dell'ordine.

Arrivo poi allo spinoso capitolo relativo ai beni confiscati alla criminalità organizzata ovvero quegli immobili che sono passati nelle mani del demanio perché considerati frutto di traffici , secondo le statistiche ufficiali IN TOSCANA solo il 20% è stato assegnato: il problema riguarda PROPRIO l’assegnazione di questi beni che dovrebbero, per legge, svolgere una funzione sociale rivolta alla cittadinanza. "Quello dei beni confiscati è un punto dolente – lo hanno affermato gli stessi relatori dello studio – sul tema c’è una scarsa attenzione della pubblica amministrazione e in alcuni casi può sorgere il sospetto che alla politica non convenga riconvertire questi beni confiscati ai mafiosi: non portano voti ma solo grane". Per questo dalla società civile potrebbe arrivare un impulso a velocizzare il recupero di questi beni facendo il possibile nella ricerca di soluzioni a livello tecnico e burocratico per superare le criticità legate ai tempi di assegnazione.

A tal proposito ricordo che L'amministrazione DI Viareggio si è dotata di un regolamento sui beni confiscati che è rimasto lettera morta, col risultato che questi beni non vengono assegnati , ebbene vogliamo che diventi operativo per restituirli come vuole la legge alla collettività e dare un segno concreto della lotta alla criminalità organizzata sul territorio

Dobbiamo essere concentrati sul problema , OCCORRE METTERE IN ATTO puntuali meccanismi di verifica e di controllo sopratutto chi amministra non può permettersi distrazioni, deve VIGILARE ,impegnarsi per GARANTIRE la legalità e lavorare al massimo per la prevenzione, non è pensabile cedere ulteriore terreno alla mafia nel nostro territorio, lo dobbiamo anche alle persone che con coraggio sono uscite allo scoperto per denunciare.

lunedì 19 novembre 2018

“Il voto di scambio politico-mafioso”

Mario Giarrusso senatore del M5S, presenta il libro “Il voto di scambio politico-mafioso”. L'appuntamento è in programma per lunedi 19 novembre nei locali della Croce Verde di via Garibaldi a Viareggio; e' prevista la partecipazione dei portavoce locali del Movimento Annamaria Pacilio e Gabriele Bianchi, rispettivamente rappresentanti del 5 stelle in consiglio comunale l'una e in consiglio regionale l'altro (modera la giornalista Donatella Francesconi). Si tratta di un libro scritto a quattro mani dal componente della commissione antimafia Mario Michele Giarrusso insieme allo scrittore da sempre impegnato sui temi della legalità' e del malaffare, Andrea Leccese, Attraverso l’excursus della fattispecie del reato del voto di scambio politico-mafioso e la narrazione delle vicende ad esso collegate, il libro affronta un tema di scottante attualità evidenziando l’incapacità dello Stato di porre fine a un fenomeno sempre più diffuso, troppo soesso misconosciuto, ma che alla fine fa la differenza in un paese davvero democratico dove i cittadini possono esprimere un voto davvero libero da pressioni e condizionamenti.

"La mafia, ormai, non è più soltanto quella con la lupara e la coppola. Ha indossato la cravatta, diversificato i propri interessi e si è ramificata nelle varie articolazioni della società, dalle istituzioni all’economia. Per parlare dello scambio di voto politico mafioso non occorre mobilitare il classico repertorio degli intrighi di palazzo o riferirsi alle roccaforti della malavita organizzata  in mano ai grandi clan. Quello che interessa, al di là della presenza concreta della mafia  anche in Versilia, che  è un fatto appurato, è parlare dell' estensione del concetto di mafia per comprendere appieno  l'entità del problema. Mafia  è quello che succede quando un insieme  di persone si avvale della forza del vincolo associativo per perseguire scopi illeciti, che vanno al di là della legge,  imponendo gli interessi propri o di un gruppo ristretto a danno della collettività. Basta guardarsi intorno. Vedere cosa succede quando la politica  agisce per fare gli interessi di pochi a danno dei molti. E forse abbiamo una chiave di lettura anche per il dissesto della nostra città.
"La mafia, è un fatto notorio, controlla gran parte dei voti in Sicilia", diceva Giovanni Falcone ma ad oggi, è noto  che l'ambito si sia allargato coinvolgendo i luoghi più impensati e insospettabili del Paese. Sappiamo che che oggi la criminalità di tipo mafioso è un sistema che  condiziona la vita pubblica dove trovano predominio individui o gruppi con elevata disponibilità finanziaria che proprio grazie agli enormi capitali che gestiscono, sono in grado di influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici, e non solo, di chi governa lo stato , come di chi governa un piccolo paese, basandosi  su una fitta rete di illecite relazioni che coinvolgono ogni ambito e livello di potere.
  I cittadini sanno bene  del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni.  Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto favori, oppure vantaggi magari che erano anche dovuti, ma sono stati ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti, oppure pensano di riceverne, o temono di non riceverne più. Così agiscono di conseguenza . Su questi presupposti  nasce il voto che comporta favori , coinvolge rapporti clientelari, mobilita candidati che mettono in gioco  interessi privati o di un gruppo o di parte.  La vera forza della delinquenza mafiosa risiede nella sua capacità di insinuarsi nelle pieghe pieghe della società civile, creando  rapporti con la politica, la pubblica amministrazione e l'imprenditoria, ma non solo, penetrando in totale segretezza nei circoli massonici: le logge coperte riuniscono potentissimi imprenditori, banchieri, professionisti, magistrati e dirigenti di vario genere.  Grazie alla "massoneria deviata", i mafiosi cercano di agire indisturbati allacciando i legami giusti per mettere al sicuro i propri denari guadagnati con traffici illeciti,  per agire in modo "occulto" ed indisturbato, portare a termine i loro loschi affari uscendone impuniti.
Così quando la politica si accorda con le mafie quello che tutti dovrebbero avere di diritto diventa un privilegio di pochi . Non accade quasi mai che la criminalità organizzata chieda denaro ai politici: le organizzazioni hanno a disposizione montagne di denaro sporco, proventi di estorsioni, traffico di droga e ogni altro illecito. Piuttosto le mafie hanno bisogno di rete di contatti, di favori, di informazioni utili, così scambiano voti con promesse di appalti, poltrone , posti di lavoro, favori, leggi, atti amministrativi a proprio vantaggio. D'altra parte la mafia non è solo un’organizzazione criminale. È anche un’azienda efficiente che produce una quantità impressionante di denaro da riciclare e immettere nell’economia legale. Denaro che fa gola a tutti, a certi imprenditori, ma anche a certi politici disonesti. Sì perchè  La mafia produce consenso politico. Col denaro si fanno le campagne elettorali, si comprano pacchetti di voti. Ma il politico eletto grazie ai boss non è libero, deve sempre qualcosa in cambio : qualche svista, qualche norma, concorso o gara di appalto  "su misura", qualche provvedimento che finisce inavvertitamente per favorire l’impresa infiltrata dalla mafia.  La coabitazione tra mafia e politica, alimentata da consistenti vantaggi reciproci, è un male ormai "strutturale" e non accidentale. 
In Italia il voto di scambio politico mafioso è un problema enorme perché mina la fiducia che i cittadini hanno nelle istituzioni, dà un enorme potere alle mafie e rende ricattabili tutti noi.  Perciò siamo sotto assedio.
Criminalità organizzata e Stato sono legate, nelle loro interlocuzioni più alte, da un legame che si esplicita attraverso un sistema di corruzione che via via scivola verso il basso coinvolgendo così anche comuni cittadini. Il piccolo favore, in cambio della piccola mazzetta, non è altro che il figlio del grande appalto truccato e assurge così a sistema sociale cancellando di fatto i diritti, sostituiti dai privilegi. 
Ecco perché democrazia e legalità vanno insieme, e se da un lato c'è lamafia, la corruzione sta dall'altra faccia della medaglia cancellando i diritti e la democrazia. Nel piccolo, se  ho i requisiti, ad esempio, per accedere a un alloggio pubblico e attraverso la corruzione quell’alloggio viene dato a chi ha meno titoli di me, il mio diritto è stato cancellato. Così come se il posto di lavoro, o un appalto viene promesso a qualche amico degli amici, lascia sul campo i diritti del più meritevole.
Sosteneva Nando Dalla Chiesa che la "La vera forza della mafia sta fuori dalla mafia". Ebbene   se la mafia avesse potuto contare solo sui mafiosi, i tanti duri colpi subiti l'avrebbero azzerata. Si tratta dunque di un qualcosa di cui tutti in primis dobbiamo sentirci responsabili per l'influenza che comportamenti complici e ad essa funzionali dello Stato ,ma anche di noi semplici cittadini, hanno sulla sua voracità permettendole  di espandere la propria influenza ben oltre la stretta cerchia criminale.
 Di qui l'importanza di promuovere una cultura  della legalità, che vada di pari passo con la promulgazione di leggi davvero incisive ed efficaci, che possono essere fatte da persone credibili come Giarrusso (definito un uomo pericoloso per la mafia, in un'intercettazione,  da uno dei maggiori boss di Cosa Nostra), persone che vogliono davvero combattere questo fenomeno e recidere i legami fra mafia e istituzioni:  chi crede nella democrazia, e lo ha dimostrato chiedendo ai propri candidati di mostrare una fedina penale immacolata, non può tollerare luoghi inviolabili, esentati dal controllo , né chiudere gli occhi di fronte all'esistenza del potere invisibile. 
"Potrebbero esistere mafia, camorra o 'ndrangheta senza gli appoggi?"
No, "potrebbero rimanere solo banditi di strada".
Parola di Carmine Schiavone."

Annamaria Pacilio
Portavoce Consigliera Movimento 5 Stelle Viareggio