martedì 15 gennaio 2013

1974 – 2013 Trentanove anni di veleni e scandalose bugie


Inizia mercoledì 16 il processo contro i dirigenti della multinazionale Veolia che gestiva l’impianto di Falascia.

La storia dell’inceneritore di Falascaia è simile a quella di molti altri inceneritori: Colleferro, Malagrotta, Taranto, Terni, Montale ecc. Storie concluse con gravi danni all’ambiente, provocati da inefficienti e pericolose politiche di gestione dei rifiuti perseguite contro il volere dei cittadini ed in ossequio al profitto privato.
L’impianto di Falascaia è stato costruito sullo stesso sito in cui per anni fu situato un bruciatore a cielo aperto. Ci avevano assicurato che il nuovo impianto sarebbe stato il più sicuro e monitorato d’Italia, se non addirittura di Europa. Gli avvenimenti recenti hanno sconfessato questa farsa confermando l’idea, scientificamente dimostrata, che tutti gli impianti di questo tipo producono inevitabilmente veleni.

Nel caso specifico di Falascaia questa verità è emersa con particolare drammaticità in quanto alla pericolosità e delicatezza intrinseche alle lavorazioni in esso effettuate, si è sommata una sciagurata gestione impiantistica con esiti quanto mai dannosi per la salute dei cittadine e per l’ambiente.

E’ stato dimostrato, perché confessato dalle stesse maestranze che in esso operavano, che l’inceneritore di Falascaia ha potuto bruciare rifiuti solo perché i dati di monitoraggio delle emissioni erano sistematicamente manomessi per mantenerli all’interno dei livelli operativi fissati dalle leggi. I controlli delle autorità preposte, che probabilmente non avevano molto interesse ad approfondire la questione, erano cosi costantemente e fraudolentemente elusi.
Tutto questo è stato oggetto di un processo i cui esiti a nostro giudizio sono stati a dir poco sconcertanti a fronte dell’accertata ed acquisita sicurezza che la pratica del taroccamento dei dati emissivi è stata sistematicamente messa in opera fin dal collaudo dell’impianto stesso. Troviamo incomprensibile che coloro i quali hanno volutamente falsificato i dati di gestione, inquinando per anni l’ambiente versiliese e provocando danni alla salute dei cittadini, se la siano cavata con una semplice ammenda di circa 4.000 euro.

Il 16 gennaio p.v. sarà celebrato un secondo procedimento penale a carico dei dirigenti di TEV – Veolia. L’accusa a cui dovranno rispondere è estremamente grave e riguarda l’inquinamento del torrente Baccatoio in cui, by-passando il sistema di trattamento delle acque reflue, venivano sversate le acque di lavorazione dell’inceneritore. Con questa sciagurata pratica, messa in opera con il solo scopo di risparmiare i soldi necessari per un efficace sistema di trattamento, l’intero bacino del torrente Baccatoio è stato così inquinato con diossine ed altre sostanze altamente tossiche.
Ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso e condanni pesantemente coloro che, abbagliati da una logica di profitto, non hanno esitato a mettere a repentaglio la salute dei cittadini e la sicurezza dell’ambiente.
Per quanto riguarda il destino futuro dell’ex-impianto di Falascaia ci auspichiamo che esso venga definitivamente dismesso, intendendo con questo che l’inceneritore venga finalmente demolito e la sua l’area di pertinenza, ivi compreso il torrente Baccatoio, sia bonificata a spese della multinazionale VEOLIA.
Questo al duplice scopo di recuperare pienamente una zona ambientalmente importante e bella ed evitare che dalle ceneri dell’impianto di Falascaia possa rinasce un terzo sciagurato impianto.
Si richiamano i politici eletti nelle istituzioni a non disattendere l’aspettativa sopra espressa. Esortiamo a perseguire una gestioni dei rifiuti che porti verso “rifiuti zero” potenziando la raccolta differenziata.

E’ ora di dire basta a tutte quelle lobby che per i loro sporchi profitti vogliono bruciarci il futuro. 

Rete Ambientale della Versilia

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